SQUARCI DI PASQUA di Mariano Pappalardo - (pres.) card. Raniero Cantalamessa - Edizioni San Lorenzo
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SQUARCI DI PASQUA di Mariano Pappalardo - (pres.) card. Raniero Cantalamessa

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SQUARCI DI PASQUA  

Mariano Pappalardo

presentazione Raniero Cantalamessa

 

Avendo, in  anni passati, condotto diversi studi storici  e liturgici sulla Pasqua, aprire questo libro di P. Mariano Pappalardo e addentrarmi nella sua lettura  è stato come uscire d’estate  all’aria aperta da una stanza con l’aria condizionata. Bisogna liberarsi in fretta dei vestiti che si hanno addosso – nel mio caso la storia, l’esegesi, la liturgia, la teologia- e lasciarsi investire dal soffio della poesia. Sì, perché questo è lo strumento, o il “genere letterario” con cui l’autore ci invita a contemplare la Pasqua. 

Il contrasto però è solo apparente e di superficie. Leggendo, ci si accorge che l’universo in cui si è trasportati è proprio quello della Bibbia e della liturgia. Le brevi frasi pregnanti richiamano lo stile delle antifone, dei responsorii e soprattutto dell’Exultet della liturgia latina e dei tropari e stichirà pasquali della liturgia bizantina. Leggendo, mi è tornata alla mente la celebre esclamazione di san Gregorio Nazianzeno: “O grande e santa Pasqua, io ti parlo come si parla a un essere vivente!” (Or. 45, 30). Anche le frasi (o i versi) contenute in questo libro vanno lette, come questa di san Gregorio, con punto esclamativo, anche se non è quasi mai segnato. È una contemplazione piena di stupore, che è un po’ la sorgente della poesia, come è anche la sorgente della fede. Un innamorato di Charles Péguy ritrova qui qualcosa della poesia  dell’ispirato cantore dei “misteri” cristiani, fatta di una ripetitività che non è mai pura ripetizione, ma ascesa  (o discesa) a spirale. Un precedente a noi più vicino è certamente P. David Turoldo.

dalla presentazione del card. Raniero Cantalamessa

 

 

Mariano Pappalardo. Nato nel 1958 si forma alla scuola dei padri Salesiani. Nel 1975 entra nel monastero benedettino di Pontida. Compie gli studi filosofico-teologici presso il Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo in Roma, specializzandosi in teologia dogmatico-sacramentaria. Coniuga la vocazione monastica con l’anelito e il servizio pastorale. Dopo una lunga attività con giovani e famiglie, nel 1997 inizia una esperienza eremitica presso il tempio votivo dedicato a San Francesco d’Assisi, sul monte Terminillo in diocesi di Rieti.

Nel 2000 vi fonda la Fraternità Monastica della Trasfigurazione, per vivere secondo la regola di San Benedetto, la spiritualità del Tabor.

Sia come monaco, come formatore, come parroco, che come padre spirituale, ha sempre desiderato spezzare la Parola e introdurre alla comprensione dei misteri di Cristo. Insegna teologia sacramentaria e Liturgia presso la scuola diocesana di Terni e di Rieti, di cui è anche direttore. Attualmente è priore del Cenobio di Terminillo, parroco, e responsabile del servizio diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi.

 

SINOSSI: Davvero grande è il mistero di pasqua! Inesauribile, provocante, sorprendente. La pasqua è evento eternamente presente, profumo di ogni istate, senso autentico di ogni giorno della vita del credente. Il mistero che essa racchiude e disvela invita a piegare le ginocchia; a lasciarsi invadere dallo stupore che solo la contemplazione genera; ad inebriare sensi, mente, e cuore della drammatica bellezza, della graziosa condiscendenza, della inguaribile amorosa follia di cui è intriso, narrando ciò che dell’eterno amore è apparso nel tempo. 

Seduce la pasqua, e chiede di fissare lo sguardo sul volto sfigurato e trasfigurato di un Dio che si mostra vulnerabile nello splendore delle sue piaghe, innamorato nel canto che intona per  la sua sposa. E’ un invito, la pasqua, a gustare in estasi l’arcobaleno che incornicia il Golgota e il giardino, la croce e la tomba vuota, le tenebre del venerdì e lo splendore dell’alba della risurrezione. Al mistero di pasqua ci si può accostare in due modi, o considerandolo nel suo insieme, oppure scrutandolo nei suoi particolari, che sorprendentemente aprono scenari spesso inediti. L’autore fa sua questa seconda modalità. 

Il mistero pasquale viene di volta in volta gustato a partire da un elemento particolare: le vesti, lo squarcio, l’unguento, il canto, le donne, le folle, il grembiule, il catino, il velo del tempio, il sangue, la memoria, il presente, il futuro. L’immersione nel frammento permette il racconto di una esperienza mai detta fino in fondo, impossibile da dirsi per intero, che si può solo evocare con pudore e pur con audacia.