«… perché lo coltivasse  e custodisse» (Gen 2,15) - di mons Ovidio Vezzoli - Edizioni San Lorenzo
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«… perché lo coltivasse e custodisse» (Gen 2,15) - di mons Ovidio Vezzoli

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OVIDIO VEZZOLI


«… perché lo coltivasse

e custodisse» (Gen 2,15)

Frammenti di riflessione per lo studio della Liturgia

 

L’intento di questo studio, senza pretesa di completezza né di esaustività alcuna, si precisa in una riflessione sull’esperienza liturgica della Chiesa quale momento della storia della salvezza in cui è celebrato il mistero di Cristo per l’uomo. In particolare, tre approcci caratterizzano il percorso intrapreso: biblico, storico e teologico. La liturgia si presenta come l’esperienza storico-salvifica, il vissuto esistenziale nel quale la Chiesa vive l’opus redemptionis di Cristo nel mistero-evento espresso dal rito.  Condizione fondamentale per non falsificare questo approccio è quella di non interpretare la liturgia come esclusiva e univoca traccia rituale o come cornice rubricistica nella quale si svolgono azioni cultuali periferiche all’esistenza tese a tratteggiare un Dio senza volto e lontano dal vissuto umano. L’atteggiamento peculiare è quello di un processo di ascolto della tradizione della Chiesa senza pregiudizi, senza ipocrisie e senza filtri, al fine di intravvedere in essa la continuità di una professione di fede, di Israele prima e in seguito della comunità cristiana, che nella liturgia esprime il significato della sua sequela Christi.


Ovidio Vezzoli, (1956). Presso l’Istituto di Liturgia Pastorale Santa Giustina (PD) consegue il dottorato in Teologia con specializzazione liturgica. Vescovo di Fidenza dal 2017. Tra le opere pubblicate ricordiamo: “Tempus praecipuum salubriter statuisti. Studio teologico-liturgico dei prefazi del Tempo di Quaresima nel Messale Romano di Paolo VI (1970)”, Istituto di Liturgia Pastorale, Padova, 1995 (Tesi, 8); “Domenica, giorno del Signore. Percorsi di lettura biblico-liturgica”, Queriniana, Brescia, 1998 (Interpretare la Bibbia oggi). Dal 1995 al 2017 ha redatto diversi studi liturgici nei “Quaderni Teologici del Seminario di Brescia” curati da G. Canobbio e pubblicati dall’Editrice Morcelliana.  Presso le nostre edizioni ha pubblicato un commento alla “Fratelli Tutti” di Papa Francesco (2022), un commento alla “Desiderio desideravi” di Papa Francesco (2022), Bibbia e Liturgia. Dall’ascolto delle Scritture nella liturgia alla celebrazione della Parola nella vita (2023).

 

Dalla Prefazione di 

di Gianni Cavagnoli

Il titolo attribuito al presente volume («…perché lo coltivasse e custodisse» (Gen 2,15). Frammenti di riflessione per lo studio della Liturgia), tratto dal libro della Genesi, si rapporta al giardino di Eden, in cui Dio pone l’uomo alle origini, perché lo custodisca e lo coltivi: «Eden -commenta La Bibbia di Gerusalemme- è un nome geografico che sfugge a ogni localizzazione. La distinzione tra Eden e il giardino (comunemente tradotto con “paradiso”) nei primi versetti del capitolo 2, in seguito sfuma. In sintesi, Eden è il giardino di Dio, opposto al deserto e alla steppa» (nota 2,8, p. 25).

La liturgia, oggetto dello studio di questi “frammenti di riflessione”, viene collocata proprio in questo “giardino di Dio/paradiso”, che è il momento definitivo della storia della salvezza, secondo il noto insegnamento del Vaticano II:


«Nella liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste, che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio» (SC 8).   


Questo studio, precisa l’autore,


«senza pretesa di completezza né di esaustività alcuna, intende riflettere sull’esperienza liturgica della Chiesa quale momento della storia della salvezza in cui è celebrato il mistero di Cristo per l’uomo»(p.83).


Con due condizioni di fondo assolutamente irrinunciabili:

- anzitutto l’attenzione imprescindibile a superare il riferimento alla liturgia come esclusiva e univoca traccia rituale o come cornice rubricistica nella quale si svolgono azioni, culti periferici all’esistenza tesi a tratteggiare un Dio senza volto e lontano dal vissuto umano.

L’atteggiamento peculiare è invece quello di un processo di ascolto della tradizione della Chiesa senza pregiudizi né ipocrisie ideologiche, al fine di intravvedere in essa la continuità di una professione di fede della comunità cristiana, che nella liturgia esprime il significato della sua sequela Christi e della sua testimonianza. Lo sguardo volto al passato, relativamente e a partire da un presente storico proprio del nostro tempo, non deve prestare il fianco ad una deriva che, conseguentemente, introduce alla polemica fine a se stessa.

- L’orizzonte ermeneutico nel quale si pone è costituito da tre dimensioni particolari: la Scrittura, la celebrazione, l’etica. L’attenzione peculiare sarà quella di individuare le dinamiche attraverso le diverse epoche storiche che hanno condotto e sviluppato oppure inceppato l’interazione tra Parola, liturgia e vita. Ciò contribuirà notevolmente a dissolvere un luogo comune nel quale si relega l’atto liturgico, a costituire uno sterile cerimonialismo ornamentale e periferico rispetto alla quotidianità dell’esistenza. Una indagine senza pregiudizi e nostalgie rituali favorisce, invece, il rinvenimento della mutua relazione delle tre dimensioni evidenziate, che illustrano e precisano la verità del mistero dell’incarnazione della Parola, Cristo Gesù, l’unico nel quale è dato agli uomini di trovare salvezza.

L’autore dichiara apertamente, a questo proposito, che tale lavoro scaturisce


«dall’intento di raccogliere il cammino di tre decenni di insegnamento dei corsi di introduzione alla liturgia presso lo Studio Teologico “Paolo VI” del Seminario di Brescia, l’ISSR di Brescia promosso dall’Università Cattolica del S. Cuore, sede di Brescia, e altre istituzioni»(p. 87).

Con ciò si riconnette ai più recenti documenti magisteriali sulla liturgia, in quanto se da un lato, la bellezza della liturgia, come sottolineato dai principi fondamentali della Costituzione, deve brillare per la sua nobile semplicità, chiarezza e brevità evitando inutili ripetizioni, dall’altro, la verità del rito chiede di entrare nella ricchezza del mistero, nella sua significazione simbolica e performativa, che interpella la vita dei credenti nel cammino di fede in comunione con la Chiesa.

Ed è così riassunto il percorso di quest’opera, monumentale nella sua elaborazione complessiva, ma ben assestata e congeniale nella globalità della sua stesura, che si impernia attorno a questi snodi essenziali. (...)