Nemmeno la Grazia - di Deborah Sutera - Edizioni San Lorenzo
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Nemmeno la Grazia - di Deborah Sutera

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Deborah Sutera

Nemmeno la Grazia

 

prefazione di Federico Giuntoli

 

Quest’opera poetica non offre utopiche o idilliache risposte al perché della sofferenza umana e della morte: al contrario, è un impatto contro la realtà. Il lettore sente di entrare in una vera e propria disputa con Dio, di sfidarlo, di urlagli contro dolore e amore, di lottare corpo a corpo con Lui. Nel mentre di questa lotta si rivela, simbolicamente, la Grazia come figura personificata: ma la sua entrata in scena non cambia le sorti. È una Grazia che indugia. È una Grazia che, proprio tacendo, dice l’impotenza di Dio. È una Grazia che non corre ai ripari. È una Grazia che «non salva» nel tempo presente e, tuttavia, resta in scena eretta, scrutatrice immobile, amante.

È la tumultuosa vita di ogni donna e ogni uomo ad essere raccontata, narrata come uno squarcio, come uno spazio vuoto abitato da presenze invisibili — quelle dei vivi e quelle dei morti. Uno spazio semibuio, toccato da una luce arcana. Il lettore è calato in uno scenario dai tratti epici, biblici, esistenziali, nel quale ogni avvenimento è ancora possibile… anche dopo l’irrimediabile sconfitta.

La notte può forse essere toccata dall’aurora, la lotta corpo a corpo con Dio culminare in un commosso, struggente abbraccio, dentro al quale ogni amore terreno, amicale o sponsale, può dispiegarsi nel massimo vigore.

 

Deborah Sutera nasce a Salerno nel 1988. Scrive versi poetici fin dall’infanzia e partecipa, già dalla scuola primaria, a vari concorsi di poesia. All’età di diciannove anni la lettura dell’autobiografia di Teresa d’Avila segna una tappa importante nel suo cammino che la porterà, tre anni dopo, ad interrompere gli studi filosofici presso l’Università di Salerno per entrare nel monastero delle Carmelitane Scalze di Lucca (Monte San Quirico), dove vive per quasi sette anni la vita monastica. Insieme alle sue sorelle carmelitane sperimenta l’intensità della vita di preghiera e della fraternità secondo il carisma carmelitano. Il percorso monastico vede tuttavia un’improvvisa interruzione: a seguito di disturbi muscolo-scheletrici le viene diagnosticata la fibromialgia, meglio accertata in seguito come neuropatia delle piccole fibre, che le condiziona seriamente la qualità della vita. Vista la complessità del suo quadro si vede costretta a lasciare la comunità carmelitana per affrontare cure a lungo termine. I difficili anni dopo l’uscita dal Carmelo sono quelli in cui la sua produzione poetica compie una svolta significativa. Deborah affronta con amore e passione lo studio della teologia ed è oggi studentessa presso il dipartimento di Teologia Fondamentale della Pontificia Università Gregoriana (RM). In questi anni ha inoltre collaborato come giornalista per diverse testate.

 

Foto di copertina  © Paolo Biancofiore

In foto: Giulia Merelli