IL BOSCO DELLE ROSE - di FEDERICA ANGHINOLFI ed ELISEO BERTANI

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FEDERICA ANGHINOLFI - ELISEO BERTANI

IL BOSCO

DELLE ROSE

paesaggi dell’anima che accarezzano il cuore

 

 

prefazione di Paolo Cugini

  1. Prefazione Paolo Cugini


Il Bosco delle rose è un libro che indica un cammino. Non si tratta semplicemente, come potrebbe essere in apparenza, di un libro di cronaca, un saggio che commenta gli eventi attorno alla situazione, avvenuta a Bibbiano in provincia di Reggio Emilia, conosciuta con il nome di: Angeli e demoni. Queste pagine raccolgono il cammino interiore di una donna, improvvisamente messa al centro, assieme alle sue colleghe e colleghi, di eventi di una portata catastrofica, non solo per lei, ma anche per moltissime persone coinvolte. È questa situazione negativa, che ha permesso agli amici e amiche di Federica, me compreso, di conoscere la grande ricchezza spirituale di questa donna, che l’ha aiutata non solo a sopravvivere – ed è già una grande cosa – in mezzo al mare di menzogne che le sono state rovesciate addosso, ma soprattutto di condividere attraverso disegni, testi, musiche, che cosa stava maturando dentro di sé.

Per tutti coloro che nella vita sono passati attraverso situazioni incredibili, dove il male sembra prevalere sul bene e non sembrano esserci soluzioni positive, perché tutto si avvolge di negatività, le pagine di questo libro mostrano una possibilità, un cammino positivo. Mentre leggevo queste pagine mi venivano alla mente alcune situazioni vissute nei quartieri poveri in Brasile. Mi ha sempre colpito la debolezza dei poveri e, allo stesso tempo, la certezza di un intervento prodigioso di Dio. Ho visto come i ricchi umiliano i poveri, nel caso specifico di cui sto parlando, come i grandi proprietari terrieri umiliano i poveri contadini, prendendo senza scrupoli le loro terre perché, mentre i poveri non hanno nessuno che li difenda, i ricchi proprietari si comprano tutto: dai politici locali, alla giustizia, sino ad arrivare alla polizia. Mentre scrivo, mi ricordo di un uomo di nome Adamo, padre di molti figli, che aveva seminato fagioli in un pezzo di terreno e contava su quel raccolto per sfamare la propria famiglia. Il giorno che giunsi alla sua poverissima casa, Adamo stava piangendo, sconsolato, perché le mucche del proprietario terriero locale avevano mangiato le tenere piante di fagioli che aveva piantato. Piangeva, ma era sicuro che Dio avrebbe dato la sua risposta. Questa percezione reale del Mistero da parte dei poveri, mi ha sempre colpito molto. È come se sapessero con certezza che, nonostante tutto, nonostante le evidenze, Dio li avrebbe aiutati, avrebbe fatto sentire il peso della sua mano paterna, in altre parole, avrebbe ristabilito l’armonia iniziale, proprio come Maria afferma nel Magnificat:

Ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi
(Lc 1, 52)

Per i poveri queste parole non sono poesia: sono realtà.

C’è una frase letta nel contesto di povertà dei quartieri dello Stato di Bahia in Brasile, che mi ha offerto un chiave di lettura per comprendere meglio il mistero del bene che vince il male: “Tieni il tuo spirito agli inferi e non disperare”. È una frase di Silvano del monte Athos, un mistico cristiano di origine russa del secolo scorso. In questa frase c’è un insegnamento profondo, frutto dell’intenso lavoro spirituale di un monaco, che scopre che non c’è male al mondo che possa soffocare l’amore di Dio. Il grande segreto è rimanere fermi, immobili, nel momento in cui il male sembra coprire tutto e non lasciare alcun spiraglio. Questo immobilismo richiede una forza interiore, che possono avere solamente coloro che provengono da un cammino spirituale intenso.

Lo stare fermi in questi momenti spaventosi, in cui si sperimenta tutta la forza tenebrosa del male, manifesta la fiducia incrollabile della presenza del Mistero del bene dentro la storia, presenza manifestata dal Verbo incarnato, massacrato barbaramente e risorto, perché l’amore è indistruttibile. Questa idea è espressa da uno dei più bei versetti che si trovano nella Bibbia, nel bellissimo poema d’amore del Cantico dei Cantici, spesso scelto come lettura nei matrimoni: “più forte della morte è l’amore” (Cant 8,6). Fermi, non agitarsi, non lasciarsi abbattere dal mare momentaneo di menzogne, nella certezza che la verità avrà la meglio sulle menzogne.

La storia di Bibbiano, insegna tante cose. Insegna che i bambini sono oggetto manipolabile, che solo Dio può difendere. Proprio come Erode che, per raggiungere i propri loschi obiettivi, manda al massacro decine di bambini. Coloro che in questa storia si sono fatti paladini dei bambini, sono i primi a non improntarsene nulla. E così, uno dopo l’altro, ci sono andati di mezzo tutti coloro che stavano facendo di tutto per proteggere bambini in situazioni di pericolo: dagli amministratori, agli assistenti sociali, agli psicologici, sino alle famiglie affidatarie. C’è un progetto di male che asfalta tutto, non guarda in faccia a nessuno, non si preoccupa di distruggere vite, di fare a pezzi percorsi educativi strutturati nel tempo con tanta dedizione, tira diritto per raggiungere i propri loschi obiettivi.

C’è un ultimo aspetto in questa storia che per me è forse il più inquietante: la progettazione. La storia di Angeli e demoni manifesta una progettualità pensata nei minimi dettagli. Dietro all’ondata di fango che ha travolto un’eccellenza educativa non solo dell’Emilia-Romagna, ma dell’Europa, c’era un disegno ben preciso, pensato nei minimi dettagli: c’era la volontà di fare male, di colpire, di distruggere. Ciò significa che il male non arriva per caso: dietro c’è un pensiero, una volontà. Fin da bambini i genitori ci insegnano a vivere bene, a cercare il bene. Ci sono persone che, ad un certo punto del cammino si perdono ed iniziano a cercare il male, a pensarlo, progettarlo. Chi incontra tali persone nella propria vita non gli rimane altro che stare fermo, aggrapparsi al Mistero, senza disperare, aspettare.

Le pagine del Bosco delle Rose trasudano di fede, speranza indistruttibile di colei che è rimasta e tuttora rimane sotto il peso degli inferi e non dispera, perché sa che lo Sposo è lì con lei. Per questo ci sono tanti colori, sinfonie, poemi stupendi, perché chi ama pensa a colori, percepisce suoni armoniosi, produce poemi. L’invito, allora, è di sfogliare queste pagine per entrare in un cammino che non riguardano solo fatti avvenuti, ma anche percorsi spirituali intrapresi e condivisi.